Come Funzionano Società per Azioni

La società per azioni (S.p.A.), disciplinata nel Codice Civile dall’art. 2325 e seguenti, è una società di capitali dotata di personalità giuridica e con autonomia patrimoniale perfetta.

Per le obbligazioni sociali risponde la società con il suo patrimonio, che risulta essere completamente distinto da quello dei soci, la cui responsabilità è limitata al capitale sottoscritto.

La costituzione di una S.p.A. può avvenire per contratto associativo tra due o più persone (sia fisiche che giuridiche) o per atto unilaterale, nel caso di società unipersonale, avente cioè un unico socio.

L’atto costitutivo deve essere redatto nella forma dell’atto pubblico e indicare, come previsto dall’art. 2328 del c.c.:

il cognome e il nome o la denominazione, la data ed il luogo di nascita o lo Stato di costituzione, il domicilio o la sede, la cittadinanza dei soci e degli eventuali promotori, nonché il numero delle azioni assegnate a ciascuno di essi;
la denominazione e il comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie;
l’attività che costituisce l’oggetto sociale;
l’ammontare del capitale sottoscritto e di quello versato;
il numero e l’eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le modalità di emissione e circolazione;
il valore attribuito ai crediti e beni conferiti in natura;
le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti;
i benefici eventualmente accordati ai promotori o ai soci fondatori;
il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando quali tra di essi hanno la rappresentanza della società;
il numero dei componenti il collegio sindacale;
la nomina dei primi amministratori e sindaci ovvero dei componenti del consiglio di sorveglianza e, quando previsto, del soggetto al quale è demandato il controllo contabile;
l’importo globale delle spese per la costituzione poste a carico della società;
la durata della società, ovvero, se la società è costituita a tempo indeterminato, il periodo di tempo, comunque non superiore ad un anno, decorso il quale il socio potrà recedere.
Lo statuto, contenete le norme che regolano il funzionamento della società, costituisce parte integrante dell’atto costitutivo.

Il capitale sociale della S.p.A. è suddiviso in titoli denominati azioni. Condizione indispensabile per la costituzione della società è che il capitale venga integralmente sottoscritto.

La sottoscrizione delle azioni può avvenire secondo due modalità:

simultanea, quando il contratto viene stipulato alla presenza di un pubblico ufficiale e di tutti i soci fondatori;
pubblica, quando i promotori danno pubblicità alla possibilità di sottoscrivere le azioni della società e solo successivamente alla sottoscrizione di tutte le quote si convoca l’assemblea dei sottoscrittori per la stipulazione dell’atto costitutivo.

Entro 20 giorni dalla stipula il notaio provvede a depositare l’atto costitutivo presso l’ufficio del Registro delle imprese competente, richiedendo contestualmente l’iscrizione della società al registro stesso. L’iscrizione conferisce personalità giuridica alla società.

Il capitale sociale minimo previsto è pari a € 120.000,00: al momento della sottoscrizione dell’atto costitutivo deve essere versato in denaro almeno il 25% dei conferimenti, eccezion fatta per la S.p.A. unipersonale, per la quale è richiesto il versamento del loro intero ammontare. Sono ammessi conferimenti (art. 2342 c.c.) in denaro, in natura e di crediti, mentre sono esclusi i conferimenti aventi ad oggetto prestazioni d’opera o di servizi. I conferimenti in natura devono essere sottoposti a perizia di un ufficiale giudiziario incaricato dal tribunale ove la società ha sede e devono essere interamente liberati al momento della sottoscrizione.

Le azioni che costituiscono il capitale sociale rappresentano la partecipazione alla società ed incorporano l’insieme dei diritti connessi allo status di socio. Tali diritti, a seconda del tipo di azione, possono essere amministrativi (es. di voto, di partecipazione alle assemblee, di consultazione dei libri sociali) e/o patrimoniali (es. all’utile, alla liquidazione della quota).

Ferma restando la presenza dell’assemblea dei soci, seppur con ruoli e competenze significativamente differenti a seconda dell’opzione prescelta, il codice civile prevede per le S.p.A. tre sistemi di amministrazione e controllo (art. 2380 c.c.):

il sistema tradizionale, automaticamente adottato in mancanza di diverse disposizioni statutarie, si caratterizza per la presenza di un organo amministrativo monocratico (amministratore unico) o pluripersonale (consiglio di amministrazione che opera collegialmente) e di un organo di controllo che vigila sulla legalità e sul rispetto dei principi di corretta amministrazione, il collegio sindacale, entrambi eletti dall’assemblea dei soci;
il sistema dualistico, fondato sulla compresenza di due organi collegiali, il consiglio di gestione, cui è affidata in via esclusiva la gestione, ed il consiglio di sorveglianza, con competenze analoghe al collegio sindacale del sistema tradizionale e competenze sostitutive di alcune attribuzioni che nel sistema tradizionale appartengono all’assemblea dei soci (es. approvazione del bilancio d’esercizio e di nomina degli amministratori). L’assemblea nomina i membri del consiglio di sorveglianza, che a loro volta nominano i membri del consiglio di gestione;
il sistema monistico, basato su un consiglio di amministrazione (è esclusa la possibilità dell’amministratore unico), cui è affidata in via esclusiva la gestione, che nomina al suo interno un comitato per il controllo sulla gestione, organo che sostituisce il collegio sindacale.

Lo scioglimento della società per azioni avviene per una delle cause contemplate nell’art. 2484 del Codice Civile:
decorso del termine;
conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;
impossibilità di funzionamento o continua inattività dell’assemblea;
riduzione del capitale sociale sotto il minimo legale, fatte salve le possibilità della trasformazione della società e della reintegrazione del capitale sociale;
impossibilità di liquidare la quota del socio recedente;
deliberazione dell’assemblea;
altre cause determinate dall’atto costitutivo, dallo statuto o dalla legge;
fallimento;
provvedimento dell’autorità governativa.

Molto interessante.

Come Lavorare in Radio

La radio è un mondo affascinante, molto ambito soprattutto dai giovani.
Come spesso accade, si inizia dai lavori più generici per poi diventare uno speaker o ricoprire altri importanti ruoli.
La radio offre l’opportunità di entrare in contatto con personaggi famosi; se si ricopre il ruolo di giornalista, si ha l’occasione di partecipare a conferenze stampe, campagne pubblicitarie e tante altre importanti occasioni.
I requisiti per intraprendere le professioni della radio sono essere in possesso di una buona cultura generale, essere molto informati e riuscire ad esprimersi in maniera chiara e diretta. I titoli di studio richiesti, variano secondo la mansione che si deve svolgere; per tutte vale la regola che è indispensabile saper scrivere e parlare in un italiano corretto e possedere una buona dialettica. I ruoli sono i più svariati e comprendono i montatori, i fonici, i redattori, gli speaker e i giornalisti.
Soprattutto se si punta a diventare giornalisti radio o speaker, è essenziale frequentare un corso di dizione, essere sempre molto informati e migliorando le capacità di intrattenimento.

Per lavorare in radio, il primo passo da compiere è compilare un curriculum vitae da inviare a tutte le emittenti della propria regione e città; infatti, è sempre bene partire dalle radio locali e poi puntare a quelle più importanti. questo passaggio, garantisce di poter fare esperienza e di imparare le nozioni base. Per diventare giornalista radiofonico, è indispensabile essere un giornalista, possedere un ottimo italiano ed un’ottima dizione; esistono numerosi corsi dedicati a tutti coloro che desiderano intraprendere questa carriera.
Questi requisiti, invece non sono richiesti a chi si occupa di annunciare le canzoni e di svolgere programmi di divertimento; infatti, in questo caso è indispensabile saper intrattenere, avere una voce gradevole e sapere come mantenere desta l’attenzione.
Se si intende proporsi nel ruolo di speaker, è bene preparare una demo, in modo che chi seleziona possa, sin da subito, valutare anche la voce e l’impostazione. La demo radiofonica, deve essere molto accurata infatti è una vera e propria lettera di presentazione. La demo non dovrebbe mai essere troppo lunga e dovrebbe essere relativa a diverse situazioni, come per esempio l’annuncio del giornale radio, di una canzone e via dicendo.

Un punto di partenza è la rete; infatti, qui si trovano tantissimi annunci relativi al mondo della radio. Inoltre, i siti internet delle emittenti hanno quasi tutte una sezione dedicata alle assunzioni e alle possibilità di impiego. Per iniziare, è possibile imparare il mestiere anche nelle web radio, che sono piuttosto diffuse.
Come abbiamo già detto, in radio sono richieste svariate figure professionali; per riuscire a farsi assumere, è necessario avere un minimo di esperienza o essere in possesso di una formazione specifica. Se si desidera trovare impiego come montatori dei pezzi o fonici, il suggerimento è quello di imparare ad utilizzare alcuni programmi. Se di desidera diventare speaker radiofonici è bene esercitarsi a scrivere, ad esprimersi in maniera chiara e concisa, cercando di mantenere viva l’attenzione del pubblico.

La radio, è composta da diversi settori: quello della produzione, quello della redazione, quello commerciale e tanti altri; per lavorare in questi campi è necessario avere delle competenze specifiche e una certa predisposizione naturale. Un esempio di professione è il tecnico del suono, relativamente a cui è possibile vedere questa guida su Professioniecarriere.com.
Per intraprendere i lavori della radio, è possibile seguire dei corsi professionali; ne esistono per tutte le professioni come quello per conduttore radiofonico. In genere, al supermento del test, viene rilasciato una qualifica o un attestato. I corsi, spesso vengono proposti dalle grandi radio o da scuole professionali; i corsi migliori sono quelli che garantiscono anche un periodo di esperienza sul campo e che hanno fra i docenti, professionisti accreditati. Alcune scuole offrono anche l’opportunità di seguire i corsi on line e, al superamento dell’esame finale, si prosegue la formazione con un periodo di stage.

Come Funziona la Società in Accomandita Semplice

La società in accomandita semplice (S.a.s.), disciplinata dagli articoli 2313-2324 del Codice Civile e dalle norme dettate per le società in nome collettivo con gli adattamenti resi necessari dalle differenti tipologie di soci previste, è una società di persone che può esercitare attività commerciale e non commerciale.

L’elemento che la caratterizza è la presenza obbligatoria di due categorie di soci:

1. i soci accomandanti, che rispondono delle obbligazioni sociali limitatamente alla quota conferita (responsabilità limitata) ed in caso di fallimento della società non incorrono nella procedura fallimentare.

Alla limitazione della responsabilità corrisponde una rigida ed esplicita esclusione dall’amministrazione della società. In caso di violazione il socio si espone al rischio di esclusione dalla società e perde il beneficio della responsabilità limitata verso i terzi. È prevista la possibilità che all’accomandante venga conferita una procura speciale per singoli affari.

Al socio accomandante è inoltre imposto il divieto di far comparire il proprio nome nella ragione sociale della società, la cui violazione lo rende illimitatamente e solidalmente responsabile con gli amministratori delle obbligazioni sociali verso i terzi.

Le quote, in mancanza di patto contrario, sono liberamente trasferibili, anche se l’efficacia della cessione è subordinata all’approvazione della maggioranza dei soci. Derogando all’art. 2284 la quota del socio accomandante è liberamente trasferibile per causa di morte.

2. i soci accomandatari, solidalmente e illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali, essendo loro attribuita l’amministrazione e la rappresentanza della società. Per il trasferimento della quota di accomandatario in caso di morte si applicano i principi dell’art. 2284 (i soci superstiti devono liquidare la quota agli eredi o continuare l’attività con loro se questi acconsentono), mentre per quanto riguarda la cessione per atto fra vivi ed il conseguente sub ingresso di nuovi soci è necessario il consenso di tutti i soci se non diversamente stabilito (art. 2252 C.C.).

La costituzione della S.a.s. può avvenire per atto pubblico o per scrittura privata autenticata: nonostante la disciplina non ponga vincoli di carattere formale ai fini della validità del contratto di società, la forma scritta risulta essere condizione indispensabile al fine dell’iscrizione nel Registro delle Imprese. In assenza dell’iscrizione la società assume la veste di “S.a.s. irregolare”, con la conseguenza che i rapporti tra essa ed i terzi saranno regolati dalle norme sulla società semplice.

L’atto costitutivo deve indicare, oltre a quanto previsto dall’art. 2295 c.c. per le società in nome collettivo, i soci accomandanti ed i soci accomandatari con i rispettivi conferimenti. In mancanza di questa indicazione tutti i soci si presumono accomandatari.

L’amministrazione, riservata ai soci accomandatari, può assumere la forma:

disgiuntiva (art. 2257 c.c.), nella quale l’amministrazione spetta a ciascun socio accomandatario separatamente dagli altri, che hanno il diritto di opporsi all’atto che il socio intende compiere;
congiuntiva (art. 2258 c.c.), nella quale per qualsiasi operazione sociale è richiesta l’unanimità o almeno la maggioranza, fatta eccezione per gli atti ritenuti urgenti che possono essere compiuti dal singolo amministratore.

In mancanza di disposizioni diverse presenti nell’atto costitutivo, il potere amministrativo è inteso disgiuntamente.

La nomina degli amministratori può essere inserita direttamente nel contratto sociale o essere deliberata dai soci con atto separato, divenendo in questo caso necessario il consenso di tutti gli accomandatari e l’approvazione della maggioranza degli accomandanti o meglio del capitale da essi sottoscritto (art. 2319). Alle differenti modalità di nomina degli amministratori, corrispondono differenti modalità di revoca degli stessi: se gli amministratori sono stati nominati nell’atto costitutivo, la revoca è possibile esclusivamente per giusta causa, se la nomina è avvenuta con atto separato, si segue la medesima procedura della nomina.

Le cause di scioglimento, sostanzialmente comuni alle altre società di persone e dettate dagli artt. 2272 e 2323 del c.c., sono:

decorso del termine;
conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;
volontà di tutti i soci;
sopravvenuta mancanza di una delle categorie di soci previste, qualora nel termine di sei mesi questa non sia ricostituita;
fallimento;

altre cause previste nel contratto sociale.

Come Funziona la Società in Nome Collettivo

La società in nome collettivo (S.n.c.), disciplinata nel codice civile dagli articoli2291-2312, è una società di persone con struttura simile a quella della società semplice, alle cui norme il codice rimanda in mancanza di disposizioni specifiche (art. 2293 c.c.).

Elemento fondamentale è la responsabilità solidale e illimitata dei soci (art. 2291): oltre che con il patrimonio sociale, i soci rispondono per le obbligazioni della società anche con il patrimonio personale. La responsabilità del socio è tuttavia sussidiaria rispetto alla responsabilità della società, godendo del beneficio di escussione preventiva del patrimonio sociale, secondo il quale i creditori devono rivalersi preventivamente sul patrimonio sociale ed in via residuale possono agire sui beni personali del socio. Il fallimento della società è estendibile ai singoli soci.

Con riferimento al creditore particolare del socio, la legge stabilisce l’impossibilità di richiedere la liquidazione della quota del socio-debitore per l’intera durata della società (art. 2305 c.c.), a differenza di quanto previsto nella società semplice. Creditore che ha invece la facoltà, a norma dell’art. 2270 c.c., di rivalersi sugli utili spettanti al debitore e di compiere atti conservativi sulla quota dello stesso in fase di liquidazione.

Per la costituzione di una S.n.c. non sono previste forme particolari di contratto, ma la forma dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata è indispensabile per l’iscrizione della società al Registro delle Imprese, da effettuarsi entro 30 giorni con il deposito dell’atto costitutivo presso l’ufficio competente (art. 2296 c.c.).

L’atto costitutivo deve essere conforme al disposto dell’art. 2295 del c.c., indicando: le generalità dei soci, la ragione sociale, i soci che hanno l’amministrazione e la rappresentanza della società, la sede della società e le eventuali sedi secondarie, l’oggetto sociale, che non presenta preclusioni verso attività commerciali, i conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione, le prestazioni a cui sono obbligati i soci d’opera, le norme di ripartizione degli utili, la quota di ciascun socio agli utili ed alle perdite, la durata della società.

La mancata iscrizione nel Registro delle imprese determina l’irregolarità della società (S.n.c. irregolare), le cui principali conseguenze sono individuabili, ferma restando la responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci, nell’applicazione delle norme dettate per la società semplice per regolare i rapporti con i terzi (art. 2297) e nell’impossibilità di richiedere il concordato preventivo o l’amministrazione controllata in caso d’insolvenza della società.

I patti limitativi della responsabilità di uno o più soci sono inefficaci nei confronti dei terzi anche se iscritti nel Registro delle Imprese; di conseguenza nessun socio potrà rifiutarsi di adempiere alla prestazione in base ad un “patto di limitazione”, ma egli avrà diritto di regresso nei confronti degli altri soci.

L’ambito d’applicazione di tale norma va al di là dell’attualità del vincolo sociale, in quanto, in base all’art. 2269 c.c. nel momento in cui la compagine societaria si modifica, i nuovi soci sono obbligati a rispondere anche per le obbligazioni contratte prima della loro ammissione, mentre, in base all’art. 2290, i soci uscenti risponderanno per le obbligazioni sociali sino allo scioglimento della società.

L’amministrazione nella società in nome collettivo può essere di due tipi:

disgiuntiva (art. 2257 c.c.), a ciascun socio spetta l’amministrazione disgiuntamente dagli altri. Ad ogni socio amministratore è riconosciuto il diritto di opporsi preventivamente all’operazione che un altro voglia compiere e sull’opposizione decide la maggioranza dei soci, calcolata sulla base degli utili attribuiti a ciascun socio;
congiuntiva (art. 2258 c.c.), nel qual caso le operazioni sociali possono compiersi solo col consenso della totalità dei soci amministratori. In mancanza di accordi diversi stabiliti nell’atto costitutivo, gli amministratori sono autorizzati a compiere singolarmente solo quegli atti urgenti che possano evitare un danno alla società.

Il Codice Civile prevede per i soci della S.n.c. il divieto di concorrenza. Il socio, senza il consenso degli altri, non può esercitare, per conto proprio o altrui, un’attività concorrente con quella della società e non può partecipare con responsabilità illimitata ad altra società concorrente.

Limitatamente al singolo socio, costituiscono cause di scioglimento del rapporto sociale:

l’esclusione;
il recesso;
la morte, causa che comporta, salvo diversamente stabilito nell’atto costitutivo, la liquidazione della quota agli eredi o la continuazione del rapporto sociale con gli eredi del defunto qualora le parti vi acconsentano.

Lo scioglimento della società, come disposto dall’art. 2272 del c.c., può avvenire:

per il decorso del termine;
per il conseguimento dell’oggetto sociale o la sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;
per volontà di tutti i soci;
per sopravvenuta mancanza della pluralità dei soci, qualora nel termine di sei mesi questa non sia ricostituita;

per le altre cause previste nel contratto sociale.

Cosa Sono le Ditte Individuali

In questa guida spighiamo cosa sono le ditte individuali.

“È imprenditore chi esercita professionalmente una attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi”. Così recita l’art. 2082 del Codice Civile, che definisce e regola la figura dell’imprenditore, stabilendone i requisiti fondamentali nella professionalità, intesa come svolgimento non occasionale ma abituale dell’attività economica, nell’organizzazione di quest’ultima, intesa come gestione coordinata delle risorse disponibili da parte dell’imprenditore, e nell’economicità della stessa attività.

Una delle più comuni forme adottate per lo svolgimento di una attività di impresa è quella individuale. Tra le forme imprenditoriali previste dal nostro ordinamento, l’impresa individuale (o ditta individuale) rappresenta la più semplice da costituire da un punto di vista burocratico e la meno onerosa da un punto di vista prettamente economico. Prevede la sola figura del titolare/imprenditore che, agendo autonomamente, è l’unico responsabile della gestione ed assume in nome proprio le obbligazioni derivanti dall’attività, con la conseguenza dell’estensione del rischio di impresa a tutto il patrimonio personale (responsabilità illimitata)

La costituzione non prevede particolari formalità: avviene tramite apertura della partita IVA ed iscrizione, entro il termine di 30 giorni, presso il Registro delle Imprese della Camera di Commercio della provincia in cui è fissata la sede legale.

Nello svolgimento della propria attività l’imprenditore individuale può avvalersi, oltre che della propria opera, di dipendenti e/o collaboratori, nonché della collaborazione dei propri familiari, dando vita ad un’impresa familiare.

Alla medesima semplicità della costituzione sono improntate le procedure di chiusura dell’impresa individuale: liquidato quanto dovuto all’Erario ed agli Enti Previdenziali, si effettuano le dovute comunicazioni all’INAIL, all’INPS, alla Camera di Commercio, compresi gli eventuali albi dove l’imprenditore è iscritto, ed infine all’Agenzia delle Entrate per la chiusura della partita I.V.A., passo con il quale la ditta individuale cessa di esistere.